Attenzione agli integratori: le 7 cose da controllare prima di comprarne uno
Chi invita alla prudenza sugli integratori ha ragione più spesso di quanto il settore sia disposto ad ammettere. Molti prodotti in commercio sono sottodosati, vaghi sulla materia prima, o risolvono un problema che chi li compra non ha. La domanda utile non è se fidarsi della categoria: è come si distingue un prodotto sensato da uno che non lo è.
Questo articolo è scritto da chi gli integratori li vende. Proprio per questo prova a essere più severo del necessario, anche sui prodotti di casa. Sette controlli, in ordine.
1. L'ordine degli ingredienti dice più del fronte della confezione
Sul davanti c'è il marketing; sul retro c'è il prodotto. Nell'elenco degli ingredienti le sostanze sono riportate in ordine decrescente di quantità: la prima è quella più presente, l'ultima quella meno presente.
Se l'ingrediente che dà il nome al prodotto compare in fondo alla lista, dopo edulcoranti, aromi e agenti di carica, quel prodotto è in gran parte altro. È il controllo più rapido che esista e da solo scarta una quota consistente degli scaffali.
Vale anche per le formule affollate: venti estratti in una compressa significa quasi sempre venti dosi troppo basse perché ciascuna conti. Un'etichetta con pochi ingredienti in dosi leggibili è quasi sempre un prodotto più pensato.
2. Titolazione ed estratto standardizzato: senza, i milligrammi non dicono nulla
Un estratto vegetale non è una sostanza pura. È il risultato di un processo che concentra alcune componenti della pianta, e la quantità di quelle componenti varia enormemente da lotto a lotto e da produttore a produttore.
La titolazione è la percentuale dichiarata del marcatore di riferimento: ginsenosidi per il ginseng, eleuterosidi per l'eleuterococco, rosavine per la rodiola. Un estratto standardizzato è un estratto lavorato per garantire quella percentuale in ogni lotto.
Senza questi due dati, «300 mg di estratto di ginseng» è un numero senza unità di misura utile: potrebbe contenere una quantità di principi attivi dieci volte inferiore a un altro prodotto con lo stesso numero in etichetta. È il punto su cui i confronti di prezzo tra integratori quasi sempre saltano.
3. %VNR: cosa significa e perché «100%» non è automaticamente meglio
La %VNR è la percentuale del Valore Nutritivo di Riferimento: quanto quella dose copre dell'apporto giornaliero considerato di riferimento per la popolazione generale. È un dato utile, ma va letto con due avvertenze.
La prima: il VNR è un riferimento medio di popolazione, non il fabbisogno di chi legge. La seconda, meno ovvia: più alto non significa migliore. Per alcune vitamine idrosolubili l'eccesso viene semplicemente eliminato, e la percentuale a tre cifre serve più a colpire l'occhio che l'organismo. Per altri nutrienti — il ferro è l'esempio più chiaro — l'eccesso non è neutro: si assume solo su indicazione medica e dopo un esame del sangue.
Un prodotto ben fatto sceglie le dosi in base a cosa serve, non a quanto sembra generoso in etichetta.
4. Edulcoranti e riempitivi: quando sono un problema e quando no
Quasi ogni polvere solubile contiene sostanze che non sono principi attivi. Vale la pena sapere cosa sono.
- Eritritolo. Polialcolo usato come edulcorante, praticamente privo di calorie. È tra i più tollerati della sua famiglia, ma in quantità elevate può dare gonfiore o disturbi intestinali in chi è sensibile.
- Sucralosio. Edulcorante intensivo, usato in quantità minime per il potere dolcificante molto alto. Approvato in UE; chi preferisce evitarlo lo fa per scelta, non perché sia fuori norma.
- Maltodestrine. Carboidrati usati come agenti di carica e di solubilità. Non sono pericolose, ma sono volume: se occupano gran parte della bustina, stai pagando soprattutto quelle.
- Biossido di silicio. Antiagglomerante, impedisce alla polvere di compattarsi. È presente in quantità minime ed è un ausilio tecnologico, non un ingrediente attivo.
Il criterio ragionevole: questi ingredienti sono un problema quando sono la parte prevalente del prodotto, o quando chi legge ha una sensibilità personale o una preferenza precisa. Non lo sono perché il nome suona chimico.
5. Le interazioni che contano davvero
Questa è la parte in cui lo scettico ha più ragione di tutte. «Naturale» non significa «inerte», e alcune combinazioni vanno conosciute.
- Potassio con ACE-inibitori, sartani e diuretici risparmiatori di potassio. Queste terapie tendono già a trattenere potassio: aggiungerne con un integratore può farlo salire troppo. Chi assume questi farmaci non dovrebbe usare integratori di potassio senza il parere del medico.
- Ginkgo con anticoagulanti e antiaggreganti. Combinazione che richiede cautela per il possibile aumento del rischio emorragico. Vale anche in vista di un intervento chirurgico o di un'estrazione dentaria.
- Iperico. È il caso di scuola: induce enzimi epatici e può ridurre l'efficacia di molti farmaci, dai contraccettivi orali agli anticoagulanti agli immunosoppressori. Non si associa a una terapia senza parlarne con il medico.
- Caffeina cumulativa. Non conta solo quella dell'integratore: si somma a caffè, tè, bevande energetiche e cioccolato. È la fonte più frequente di insonnia e cardiopalmo attribuiti erroneamente ad altro.
- Magnesio e antibiotici. Il magnesio può ridurre l'assorbimento di alcune classi di antibiotici (chinoloni, tetracicline). Non è un divieto: basta distanziare le assunzioni di almeno due-tre ore.
6. I claim vietati: se un prodotto dice di curare, è fuori legge
Nessun integratore alimentare può dichiarare di curare, prevenire o trattare una malattia. Non è una convenzione del settore: è quanto stabiliscono il Reg. CE 1924/2006 sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute e il Reg. UE 432/2012, che elenca le poche indicazioni autorizzate e la formulazione con cui possono essere usate.
Le indicazioni ammesse hanno tutte la stessa forma prudente: il magnesio contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell'affaticamento e contribuisce al normale metabolismo energetico; il potassio contribuisce alla normale funzione muscolare e al normale funzionamento del sistema nervoso. Contribuiscono al normale. Non lo superano, e non curano nulla.
Quindi il ribaltamento utile: un prodotto che promette di guarire qualcosa non è più efficace degli altri. È semplicemente un prodotto che sta violando la norma — e la violazione è di per sé un ottimo motivo per non comprarlo.
| Cosa leggi in etichetta | Cosa significa davvero | Quando è un campanello d'allarme |
|---|---|---|
| «Estratto secco 500 mg» | Quantità di estratto, non di principi attivi | Se manca la titolazione (% del marcatore) |
| «Complesso di 18 estratti» | Molti ingredienti in dosi molto piccole | Se le dosi dei singoli non sono indicate |
| «200% VNR» | Il doppio dell'apporto di riferimento | Su nutrienti che in eccesso non sono neutri (ferro) |
| «Senza zuccheri» | Dolcificato con edulcoranti | Solo se hai una sensibilità o una preferenza precisa |
| Aromi, maltodestrine in cima alla lista | Sono la parte prevalente del prodotto | Quasi sempre |
| «Combatte», «cura», «previene» | Claim non consentito per un integratore | Sempre: è fuori norma |
| «Caffeina naturale» senza mg | Caffeina di cui non conosci la quantità | Se assumi già caffè o tè durante il giorno |
7. Quando un integratore non serve proprio
Il controllo più importante viene prima dell'etichetta: qual è la carenza o la perdita che questo prodotto dovrebbe colmare? Se non c'è una risposta, il prodotto giusto non esiste.
Una stanchezza che dura, in particolare, ha cause che nessun integratore intercetta: ferro basso, funzione tiroidea alterata, carenza di vitamina D, sonno insufficiente o non ristoratore, apnee notturne. Sono tutte cose che si vedono con un prelievo o con una visita, e che vanno viste prima. Comprare un integratore in questi casi non è pericoloso: è tempo perso su un problema che intanto resta.
Applichiamo gli stessi criteri ai nostri prodotti. Enervin è un tonico in gocce con sette estratti idroalcolici (ginseng, maca, tè verde, eleuterococco, guaranà, kola, ginkgo): contiene alcol al 40% vol. e caffeina naturale da tre fonti diverse, e le titolazioni non sono dichiarate — applicando il punto 2 di questo articolo, è un limite del prodotto. Non è indicato in gravidanza, allattamento, sotto i 18 anni, né per chi deve evitare l'alcol.
SNS TED contiene eritritolo e sucralosio come edulcoranti, aroma arancia e biossido di silicio come antiagglomerante; per bustina apporta 100 mg di magnesio e 551 mg di potassio, e non contiene vitamine. I 551 mg di potassio sono la ragione per cui chi assume ACE-inibitori, sartani o diuretici risparmiatori di potassio deve sentire il medico prima di usarlo.
Preferiamo scriverlo noi, qui, che lasciarlo scoprire sul retro della confezione.
Cosa resta, in pratica
Gira l'astuccio. Guarda l'ordine degli ingredienti, cerca la titolazione, leggi la dose giornaliera e non quella per 100 grammi, conta la caffeina totale della giornata, verifica le interazioni con quello che già prendi e diffida di qualunque verbo che somigli a «cura». Sette controlli, due minuti in negozio.
E se la domanda di partenza è la stanchezza, il primo passo non è un'etichetta: è capire da dove viene.
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Domande frequenti
Cosa significa titolazione in un integratore?
È la percentuale dichiarata del marcatore di riferimento contenuto nell'estratto, per esempio i ginsenosidi nel ginseng. Senza titolazione, i milligrammi di estratto non permettono di confrontare due prodotti.
Il 100% VNR è sempre meglio?
No. Il VNR è un riferimento medio di popolazione: per alcune vitamine l'eccesso viene eliminato, per altri nutrienti come il ferro l'eccesso non è neutro e va assunto solo su indicazione medica.
Un integratore può dire di curare una malattia?
No. Il Reg. CE 1924/2006 e il Reg. UE 432/2012 vietano di attribuire a un integratore la capacità di curare, prevenire o trattare una malattia: un prodotto che lo dichiara è fuori norma.
Quali integratori interagiscono con i farmaci?
Fra i più rilevanti: il potassio con ACE-inibitori, sartani e diuretici risparmiatori di potassio; il ginkgo con anticoagulanti e antiaggreganti; l'iperico con numerose terapie; il magnesio con alcuni antibiotici, da cui va distanziato di due-tre ore.
Quando serve il medico, non un integratore
Una stanchezza intensa o persistente va valutata da un medico. In particolare se dura da oltre un mese senza causa evidente, o se si accompagna a perdita di peso non voluta, febbre persistente, fiato corto, pallore marcato, dolore o gonfiore a una gamba. Chi assume farmaci, è in gravidanza o in allattamento dovrebbe sempre chiedere al medico o al farmacista prima di iniziare un integratore.
Le informazioni di questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Non superare le dosi giornaliere riportate in etichetta.
— Dott.ssa Laura Serra, Farmacista · Responsabile Scientifico ProEssenza Bio



