Adattogeni: cosa sono davvero, come si valutano e quali hanno senso
Un adattogeno è una pianta che, nella definizione farmacologica classica, aiuta l'organismo ad adattarsi a stress di natura diversa, agisce in modo aspecifico e non è tossica alle dosi d'uso. È una definizione precisa, ed è nata per distinguere poche piante da molte promesse.
Il termine è oggi usato in modo così largo da aver perso quasi ogni contorno: finisce sulle tisane, sui caffè, sulle barrette. Vale la pena rimetterlo a fuoco, perché il criterio originale è ancora il modo migliore per capire cosa si sta comprando.
Da dove viene il termine «adattogeno»
La parola nasce in laboratorio, non in erboristeria. La coniò nel 1947 il farmacologo russo Nikolaj Lazarev, impegnato a cercare sostanze capaci di aumentare la resistenza aspecifica dell'organismo a stimoli sfavorevoli: freddo, fatica, carichi di lavoro prolungati. Vent'anni dopo Israel Brekhman e Igor Dardymov resero il concetto operativo con tre criteri, che restano il filtro più utile.
- Non specificità. La sostanza deve aumentare la resistenza a stress di natura diversa — fisici, chimici, biologici — non a uno solo.
- Normalizzazione. Deve riportare verso l'equilibrio indipendentemente dalla direzione dello scostamento. Non spinge in un verso soltanto.
- Non tossicità. Alle dosi d'uso non deve alterare in modo significativo le funzioni normali dell'organismo.
Il terzo criterio è quello che separa un adattogeno da uno stimolante. Uno stimolante spinge e poi presenta il conto. Un adattogeno, nell'impianto teorico di Brekhman, non dovrebbe farlo. È un impianto teorico degli anni Sessanta, non una legge della natura: ma è ancora l'unico metro con cui la parola abbia un significato.
Perché «adattogeno» non è un claim autorizzato in etichetta
In Europa le indicazioni sulla salute che compaiono su un integratore non sono libere: possono essere usate solo se autorizzate (Reg. CE 1924/2006, con l'elenco del Reg. UE 432/2012). «Adattogeno» non figura tra le indicazioni autorizzate, e per le sostanze botaniche molte richieste sono ancora sospese in attesa di valutazione.
La conseguenza pratica è concreta: quello che leggi su una confezione a proposito di ginseng o rodiola non è una prova di efficacia validata da un'autorità, ma la descrizione di una tradizione d'uso. Nessuna pianta di questa famiglia può essere presentata come capace di curare, prevenire o trattare una condizione. Se un prodotto lo scrive, non è più efficace degli altri: è fuori norma.
Lo diciamo anche dei prodotti che vendiamo noi. Le piante di cui parliamo qui hanno una tradizione d'uso nei periodi di affaticamento fisico e mentale. Non promettiamo altro, e chi promette altro merita diffidenza.
Le piante che rientrano nella categoria
Ginseng (Panax ginseng)
Si usa la radice. È la pianta storicamente al centro della categoria, con una tradizione d'uso ampia come tonico nei periodi di stanchezza fisica e mentale; i costituenti più studiati sono i ginsenosidi. Quello che non si sa con precisione è quale titolazione e quale durata di assunzione siano necessarie: gli studi clinici sono eterogenei per estratto, dose e popolazione, e i risultati di un estratto non si trasferiscono automaticamente a un altro. Attenzione anche al nome: «ginseng» senza specie non dice nulla, perché Panax ginseng, Panax quinquefolius e il cosiddetto ginseng siberiano sono piante diverse.
Eleuterococco (Eleutherococcus senticosus)
Radice. Chiamato ginseng siberiano, ma non appartiene al genere Panax: i suoi marker sono gli eleuterosidi, non i ginsenosidi. Tradizione d'uso come sostegno nei periodi di affaticamento e di carico prolungato. La confusione commerciale con il ginseng vero è il problema principale: costa meno e a volte è quello che si compra credendo di comprare altro.
Rodiola (Rhodiola rosea)
Rizoma e radice; i marker sono salidroside e rosavine. Ha una tradizione d'uso nordica ed est-europea nei periodi di affaticamento mentale. Il punto debole è la materia prima: la variabilità delle rese è elevata e sono documentate sostituzioni con specie affini meno pregiate. Senza una titolazione dichiarata, un prodotto a base di rodiola è largamente non verificabile.
Ashwagandha (Withania somnifera)
Radice, marcatori withanolidi, tradizione ayurvedica. È la pianta di cui più si parla oggi e anche quella su cui serve più prudenza: i dati di sicurezza a lungo termine sono limitati e negli ultimi anni alcune autorità europee hanno riesaminato il profilo epatico, con posizioni non uniformi tra Stati membri. Va evitata in gravidanza e allattamento, e va discussa con il medico in caso di patologie tiroidee o di terapie in corso.
Schisandra (Schisandra chinensis)
Si usa il frutto; i marker sono i lignani. Tradizione d'uso cinese come tonico. I dati clinici disponibili sono scarsi e in gran parte datati: è una pianta della categoria per storia, non per evidenza.
Astragalo (Astragalus membranaceus)
Radice, tradizione cinese come tonico generale. Viene spesso venduto con riferimenti alle difese dell'organismo: nessuna indicazione di questo tipo è autorizzata, ed è un'area in cui il marketing corre molto più avanti dei dati.
Maca (Lepidium meyenii)
Radice andina, tradizionalmente usata come ricostituente e per il benessere generale nei periodi di stanchezza. È prima di tutto un alimento: in Perù si consuma come farina, in quantità ben superiori a quelle di un integratore. Non contiene caffeina.
Cosa non è un adattogeno
Qui sta il punto di onestà che ci interessa di più. Guaranà e kola non sono adattogeni: sono fonti di caffeina. Compaiono spesso dentro formule presentate come adattogene — anche nella nostra — e la spinta che si sente nella prima ora dopo l'assunzione è caffeina, non adattamento.
Non rispettano il criterio di normalizzazione, perché spingono in una direzione sola, né quello di non tossicità alle dosi d'uso, perché l'effetto è dose-dipendente e a dosi alte compaiono insonnia, tachicardia, irrequietezza. Lo stesso vale per il tè verde come fonte di caffeina. Il ginkgo, a sua volta, è tradizionalmente associato alle funzioni cognitive ma non rientra nella definizione.
Dirlo non toglie valore a una formula: cambia le aspettative, che è esattamente quello che serve per non restare delusi.
Come si valuta un adattogeno prima di comprarlo
Cinque controlli, in ordine di importanza.
- Titolazione dichiarata. Un estratto standardizzato riporta la percentuale del marcatore (ginsenosidi, eleuterosidi, rosavine, withanolidi). Senza titolazione, i milligrammi sono un numero senza unità di misura reale.
- Parte della pianta. Radice, rizoma, foglia e frutto hanno composizioni diverse. Se l'etichetta non specifica la parte usata, manca un'informazione di base.
- Dose giornaliera reale. Va letta sulla dose consigliata, non sui 100 grammi di prodotto né sul contenuto totale del flacone. È l'errore di lettura più frequente.
- Caffeina totale dichiarata. Se la formula contiene guaranà, kola, tè verde o caffè verde, la caffeina per dose giornaliera dovrebbe essere dichiarata. Va poi sommata a quella di caffè, tè e bevande della giornata.
- Durata del ciclo indicata. Un prodotto serio dice per quante settimane si usa. Un prodotto che non lo dice sta implicitamente suggerendo l'uso continuo, che non è ciò che la tradizione d'uso di queste piante prevede.
| Pianta | Cosa se ne dice tradizionalmente | Cosa controllare in etichetta |
|---|---|---|
| Ginseng (Panax ginseng) | Tonico nei periodi di stanchezza fisica e mentale | Specie esatta, radice, % ginsenosidi |
| Eleuterococco | Sostegno nei periodi di affaticamento e carico prolungato | Che non sia venduto come «ginseng», % eleuterosidi |
| Rodiola | Sostegno nell'affaticamento mentale | Specie rosea, % rosavine e salidroside |
| Ashwagandha | Tonico della tradizione ayurvedica | % withanolidi, avvertenze, esclusioni d'uso |
| Schisandra | Tonico della tradizione cinese | Frutto, % lignani, dose giornaliera |
| Astragalo | Tonico generale della tradizione cinese | Radice, assenza di claim non autorizzati |
| Maca | Ricostituente, benessere generale | Rapporto di estrazione o polvere di radice, dose |
| Guaranà e kola | Non adattogeni: fonti di caffeina | Caffeina in mg per dose giornaliera |
Perché si usano a cicli e non tutto l'anno
Tre ragioni, nessuna delle quali è commerciale. La prima: la tradizione d'uso di queste piante è circoscritta a periodi di alcune settimane, non all'assunzione permanente. La seconda: i dati di sicurezza sull'uso prolungato sono scarsi per quasi tutte, e in assenza di dati la prudenza è la scelta corretta. La terza è la più utile in pratica — un ciclo delimitato permette di capire se il prodotto sta facendo qualcosa. Se lo prendi tutto l'anno, non hai nessun termine di paragone.
C'è anche un'informazione clinica nascosta nei cicli: se la stanchezza torna puntualmente alla fine di ogni ciclo, il problema non è il ciclo. È qualcos'altro, e va indagato.
Quando NON serve un adattogeno. Se dormi meno di sei ore per scelta o per abitudine; se la stanchezza è comparsa insieme ad altri sintomi (perdita di peso, fiato corto, pallore); se assumi già caffeina in quantità elevata e vuoi aggiungerne altra; se stai cercando di far reggere un carico che non regge nessuno. In tutti questi casi nessuna pianta è la risposta, e comprarla sposta solo la questione più in là.
Come li usiamo noi, detto in chiaro
Il tonico Enervin del Kit Energia & Vitalità contiene sette estratti idroalcolici — ginseng, maca, tè verde, eleuterococco, guaranà, kola, ginkgo — a 40% vol., da assumere 25-45 gocce due volte al giorno. Le titolazioni non sono dichiarate: è un limite del prodotto e preferiamo scriverlo noi. Tre dei sette estratti (tè verde, guaranà, kola) sono fonti di caffeina, quindi la formula va letta anche come una fonte di caffeina.
Accanto c'è SNS TED, che non contiene piante: citrato di potassio e sali di magnesio dell'acido citrico, 100 mg di magnesio e 551 mg di potassio per bustina, da sciogliere in 300 ml d'acqua, 1-3 bustine al giorno. Qui i claim sono autorizzati: il magnesio contribuisce alla riduzione della stanchezza e dell'affaticamento e al normale metabolismo energetico, il potassio contribuisce alla normale funzione muscolare e al normale funzionamento del sistema nervoso.
Il kit costa 40,00 € per un ciclo di due settimane — 2,86 € al giorno — contro i 42,00 € dei due prodotti acquistati separatamente (Enervin 19,50 €, SNS TED 22,50 €). La spedizione si sceglie al check-out: 7,00 € a domicilio in 2-4 giorni lavorativi, oppure 5,00 € al punto di ritiro in 4-6 giorni lavorativi.
Vedi il Kit Energia & Vitalità →
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Domande frequenti
Che cos'è un adattogeno?
È una pianta che, nella definizione farmacologica classica di Lazarev e Brekhman, aiuta l'organismo ad adattarsi a stress di natura diversa, agisce in modo aspecifico, tende a normalizzare e non è tossica alle dosi d'uso.
Il guaranà è un adattogeno?
No. Guaranà e kola sono fonti di caffeina: spingono in una direzione sola e l'effetto è dose-dipendente, quindi non rispettano i criteri di normalizzazione e non tossicità.
Per quanto tempo si prende un adattogeno?
La tradizione d'uso prevede cicli di alcune settimane, non l'assunzione continua: i dati di sicurezza sull'uso prolungato sono scarsi e un ciclo delimitato permette di valutare se il prodotto sta servendo.
Perché in etichetta non si può scrivere «adattogeno»?
Perché in Europa possono comparire solo le indicazioni sulla salute autorizzate (Reg. CE 1924/2006 e Reg. UE 432/2012) e «adattogeno» non è tra queste: per molte piante le richieste sono ancora in attesa di valutazione.
Quando serve il medico, non un integratore
Una stanchezza intensa o persistente va valutata da un medico. Vale in particolare se dura da oltre un mese senza causa evidente, o se si accompagna a perdita di peso non voluta, febbre persistente, fiato corto, pallore marcato, dolore o gonfiore a una gamba. Prima si esclude una causa clinica — ferro, tiroide, vitamina D, disturbi del sonno — poi eventualmente si valuta un supporto.
Gli estratti vegetali qui descritti non sono indicati in gravidanza, durante l'allattamento e sotto i 18 anni, e richiedono cautela in caso di terapia con anticoagulanti o antiaggreganti, di ipertensione, ansia o disturbi del sonno. Chi assume farmaci ne parli con il medico o il farmacista prima di iniziare.
Le informazioni di questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico o del farmacista. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Non superare le dosi giornaliere riportate in etichetta.
— Dott.ssa Laura Serra, Farmacista · Responsabile Scientifico ProEssenza Bio



